Agenda 2030 e sviluppo sostenibile: gli esiti del convegno di Bentivoglio

"Il contributo delle comunità locali per trasformare il nostro mondo" (Bentivoglio - BO - 1 febbraio 2017)

Il 1 febbraio si è tenuto presso la sala dello Zodiaco a Bentivoglio un seminario dedicato alla presentazione degli Obiettivi dello sviluppo sostenibili inseriti nella nuova Agenda dello Sviluppo 2030 e, in particolare per focalizzare tre di questi obiettivi: l’obiettivo 1 “Ridurre la Povertà”; l’obiettivo 10 “Ridurre le disuguaglianze” e l’obiettivo 16 “Pace, Giustizia e Istituzioni forti” e mettere in luce quanto già viene svolto sul territorio.
Nel primo intervento il Dr. Lo Iacono dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASvIS, ha illustrato i nuovi 17 obiettivi dello Sviluppo sostenibile, contenuti nell’agenda ONU 2030, che vanno a sostituire gli obiettivi del Millennio che avrebbero dovuto essere raggiunti nel 2015.
Questi nuovi obiettivi si distinguono dai primi per varie ragioni:

  • Nascono dalla presa di coscienza che il nostro modello di sviluppo è insostenibile dal punto di vista ambientale, sociale e politico, economico;
  • Le sfide che ci troviamo davanti sono globali;
  • Tutti i paesi sono coinvolti da queste sfide e sono chiamati a contribuire per raggiungere gli SDGs
  • L’agenda 2030 richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, profit e no-profit, università, centri di ricerca, istituzioni e operatori dell’informazione e della cultura.

Per cercare di implementare l’agenda 2030 e sensibilizzare l’opinione pubblica perché l’Italia si assuma gli impegni ONU è nata nel febbraio 2016 l’Alleanza Italiana per lo sviluppo Sostenibile che già ha raccolto oltre 140 aderenti tra le maggiori istituzioni e reti della società civile.
Uno dei primi passi dell’Alleanza è stato quello di preparare un Rapporto sulla condizione dell’Italia rispetto agli impegni contenuti nell’Agenda 2030, tale rapporto è stato presentato al Quirinale il 1 dicembre 2016. Inoltre l’ASvSIS ha sottoscritto un protocollo di intesa con il MIUR al fine di favorire la diffusione della cultura della sostenibilità in vista dell’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Per il 2017 le attività che intendono svolgere sono:

  • Un corso e-learning su Agenda 2030 (marzo)
  • Un Evento europeo per i 60 anni del Trattato di Roma (23 marzo) 
  • Dare il via al primo Festival dello Sviluppo Sostenibile (22 maggio – 7 giugno) durante il quale saranno organizzati 150 eventi.

Attraverso l’illustrazione di alcuni dati il Dr. Lo Iacono ha sottolineato come manchi in Italia un approccio politico “sistemico” e di strategia il quale conduce a interventi contraddittori e troppo focalizzati sul breve termine.
Nel secondo intervento Luciano Ardesi – Aifo ha posto in evidenza come un recente sondaggio tra opinion leader dei quattro continenti ,realizzato da due enti americani, il 57% degli intervistati ritiene che le Ong giochino un ruolo determinante nel realizzare gli obiettivi dello sviluppo sostenibile. In effetti le Ong hanno partecipato alla definizione stessa degli obiettivi e dei traguardi concreti da raggiungere. E stanno svolgendo un ruolo essenziale nel monitorare il cammino da compiere fino al 2030. Non tutta la società civile organizzata gode peraltro delle medesime libertà, in molti paesi le libertà fondamentali sono compresse, e le stesse possibilità economico-organizzative (particolarmente fragile è la società civile in Africa). Nei paesi economicamente più ricchi, le Ong si trovano confrontate ad alcune sfide maggiori. In primo luogo quella di orientare le istituzioni e le forze politiche. Per questo devono fare leva sull’opinione pubblica, anche a lungo termine. L’educazione alla cittadinanza globale per le nuove generazioni, alle quali le possibilità di uno sviluppo sostenibile saranno consegnate, è fondamentale, tanto più che i populismi e i nazionalismi stanno tentando di limitare gli orizzonti cui guardare. Risulta tuttavia difficile immaginare di circoscrivere la sfida del cambio climatico e in generale dell’ambiente al solo ambito nazionale. Lo stesso per le migrazioni, un fenomeno molto più ampio e planetario di quello che possiamo percepire dalle coste italiane o dalle stesse frontiere dell’Unione Europea.
Il raggiungimento degli obiettivi dipenderà anche dai rapporti tra società civile, le istituzioni e la politica. Riunendo in Vaticano i movimenti popolari nel terzo incontro mondiale, all’inizio del novembre 2016, papa Francesco ha denunciato da una parte le difficili condizioni in cui i movimenti operano, e dall’altra ha messo in guardia la società civile sui rischi del rapporto con la politica.

Gli ultimi due interventi , di Maria Chiara Patuelli dell’ Ufficio di Piano - Distretto Pianura Est e di Maura Fabbri, coordinatrice del Centro di Ascolto della Caritas Diocesana di Bologna hanno invece evidenziato alcune delle esperienze che il territorio sta portando avanti per raggiungere questi obiettivi. Maria Chaira Patuelli ha evidenziato come la crisi economica ha avuto un grosso impatto sul sistema dei servizi, sulla progettualità e come l’emergenza casa o la mancanza di lavoro siano stati fattori determinanti che hanno impattato la realtà locale dei servizi. Sono mancate negli anni passati risposte strutturali a livello nazionale, per cui tutto il peso della risposta ai nuovi bisogni è andato sulle spalle dei Servizi sociali territoriali; questo ha portato a livello distrettuale alla creazione di progettualità innovative e a sperimentazioni che in parte si sono consolidate, creando terreno fertile per l’applicazione delle nuove normative a carattere nazionale e regionale. Infatti una buona notizia viene dall’introduzione dell’assegno di povertà o sostegno per l'inclusione attiva (SIA) che può arrivare fino a 400 euro mensili per nucleo famigliare con ISEE sotto i 3.000 euro. L’erogazione dell’assegno è subordinato ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa predisposto dai servizi sociali del Comune, in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari e le scuole nonché con soggetti privati ed enti no profit. E’ uno dei primi passi per il contrasto alla povertà, al quale in tempi brevi si andrà ad aggiungere l’implementazione di due importanti normative regionali: la L.r. 14/15 sull’integrazione tra le politiche sociali, sanitarie e per il lavoro che porta con se risorse del Fondo Sociale Europeo per l’accompagnamento al lavoro e la L.r. 24/16 sull’introduzione del Reddito di solidarietà, che nel nostro territorio regionale andrà ad integrare il SIA. Bisogna poi continuare ad investire sull’integrazione sociale dei rifugiati tramite progetti ad hoc lavorando sulle relazioni 1 a 1.

Maura Fabbri ha illustrato tre esperienze che la Caritas sta portando avanti sul contrasto alla povertà, sulla riduzione delle disuguaglianze e per lavorare in rete per la pace e la giustizia.
La prima esperienza è denominata “Il té delle tre” e nasce dall’incontro nel pomeriggio tra persone diverse che frequentano il Centro di ascolto Diocesano (di strada, immigrate, famiglie, con disagio sociale, c’è chi crede, chi è ateo o agnostico) senza nessuna distinzione. Ci sono alcune regole da rispettare:

  • Ognuno possiede una esperienza di vita da raccontare
  • Tutti abbiamo da imparare dagli altri.

Così si sono affrontati anche dei temi difficili come quello dell’accoglienza o del Natale dove persone di fede cristiana e mussulmana hanno parlato delle loro esperienze trovando una base comune di vita.
Secondo progetto è la “Dispensa solidale” nato dalla collaborazione tra i Comuni dell’Unione Terre d’Acqua, Caritas Bologna e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Sede operativa delle attività è la parrocchia “Santa Maria Assunta” a Padulle di Sala Bolognese e il progetto prevede l’organizzazione di un servizio nel recupero di eccedenze alimentari che vengono ridistribuite a famiglie in situazione di necessità in alcuni Comuni di Terre d’acqua, individuate in collaborazione con i servizi sociali. Il progetto ha consentito di dare lavoro a 3 operatori specializzati e a dare fiducia e conoscere persone in difficoltà che spesso rifiutano di comunicare e di farsi aiutare.
Ultimo progetto descritto è quello “Protetto – rifugiato a casa mia”. Il progetto nasce dalla difficoltà delle persone che fanno richiesta di status di rifugiato e che, una volta ottenuto, devono trovare da soli dei percorsi di integrazione. La Caritas di Bologna ha aderito a questo progetto portato avanti dalla Caritas nazionale e ha avviato l’ accoglienza dei rifugiati in famiglia per la durata di sei mesi. Questo progetto ha lo scopo di attivare la solidarietà e l’accoglienza nelle famiglie e nelle comunità.
Il progetto ha preso il via a fine anno 2015 e dal mese di febbraio 2016 si sono avviate le prime accoglienze. Attualmente i rifugiati accolti sono 26, di questi 5 sono stati accolti in famiglia, 17 in parrocchia e 4 in un appartamento messo a disposizione dalla Caritas Diocesana.

Il ruolo delle Ong per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile - a cura di Luciano Ardesi (PDF - 448 KB)
L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile - a cura di Giulio Lo Iacono (PDF - 875 KB)

 

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