Il PTCP - Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale
Un ragionamento di vasto respiro sullo sviluppo
L’insieme delle relazioni che legano l’intero territorio provinciale e che dal nostro territorio si diramano lungo gli assi dello sviluppo regionale e nazionale impedisce a Bologna di essere pensata dentro i limiti angusti degli attuali confini amministrativi del capoluogo: la larghissima parte del sistema manifatturiero è collocato nella seconda cintura. In questa fascia sono collocati alcuni dei punti di eccellenza della nostra “città”: l’Interporto, il Centergross, gli ospedali di San Giovanni in Persiceto, di Bentivoglio e di Budrio.
Il sistema ambientale dei fiumi, dei torrenti, dei canali di bonifica, il sistema della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, il sistema dell’approvvigionamento strategico delle acque, sono tutti ampiamente collocati fuori dai confini del capoluogo.
Per tutti questi motivi è stato approvato un nuovo piano per l'assetto del territorio dell'area
metropolitana bolognese. Questo piano rappresenta e descrive la necessità di un governo metropolitano che si ponga come obiettivi un accordo per rendere più efficiente il sistema della mobilità, attraverso il potenziamento delle infrastrutture e del servizio pubblico, per valorizzare le reti ecologiche, in particolare quelle centrate sui corsi d’acqua, e le azioni di conservazione delle risorse strategiche e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, infine per contenere le trasformazioni territoriali e sviluppare ulteriormente le funzioni di eccellenza.
Sono questi i contenuti del Ptcp che abbiamo cercato di tradurre nel Documento preliminare.
Il Documento preliminare: i punti fermi
Messi in evidenza i problemi, il Documento preliminare prova a trovare delle soluzioni. Occorre basarsi su alcuni principi di fondo, su cui è giusto soffermarsi.
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Il primo obiettivo per progettare lo sviluppo armonico di questo territorio è che le varie funzioni vengano pensate in maniera policentrica: ossia non si può continuare a pensare che in ogni singolo Comune deve esserci una quota di sviluppo residenziale, una quota di sviluppo produttivo, tutta la rete dei servizi, ma occorre individuare realtà in cui è meglio costruire le case e realtà in cui è meglio realizzare gli ambiti produttivi. Questo lavoro di programmazione permette da un lato di decongestionare le parti del territorio eccessivamente dense e dall’altro lato di migliorare la vivibilità di quelle parti che hanno una più bassa densità urbana.
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La prima conseguenza di questa scelta porta direttamente al secondo obiettivo: costruire un efficiente sistema ferroviario, con forti livelli di intermodalità, ossia di connessione con tutta la rete del trasporto pubblico. Individuare tanti “centri” implica che le persone debbano muoversi, ma queste movimenti devono avvenire con i mezzi di trasporto pubblico, senza essere costretti a utilizzare l’auto.
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La realizzazione di case e ambiti produttivi è strettamente legato all’utilizzo del territorio, che, occorre ricordarlo sempre, non è un bene “infinito”. Per questo il terzo obiettivo del Documento preliminare è quello di valorizzare il patrimonio storico e naturalistico e di alleggerire la pressione sulle risorse naturali, prima di tutto quelle energetiche.
Questi obiettivi possono essere raggiunti soltanto se si supera quello squilibrio tra Bologna e la provincia a cui prima ci siamo riferiti.

